In vino veritas
a
cura del sommelier
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2. Abbinamenti Emozionali
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Sabato 21 Giugno 2008 Festa Europea della Musica |
2008-08-23 |
Sabato 21 Giugno, Modena diventa protagonista di un evento internazionale! Dal pomeriggio fino alla mezzanotte e oltre, musica per tutti i gusti in piazze, parchi e cortili storici della città. L'Associazione DiVino Scrivere sarà presso il salotto culturale Simonetta Aggazzotti con la performance "Un divino degustare" alle ore 19.15. Clicca sulla foto per leggere la locandina dell'evento. Performance di Luigi Metropoli, musica a cura della flutista Patrizia Vezzelli e abbinamenti emozionali ai vini in degustazione a cura di Barbara Brandoli, sommelier e presidente Ass. DiVino Scrivere di Modena.
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Maggio e Giugno 2008 "Rosso Rubino" poesie in cantina |
2008-08-22 |
"Rosso Rubino" poesie e vino dal 26 Maggio al 16 Giugno a Bomporto (Mo) Quest'anno l'Ass. Culturale Divino Scrivere sarà presente alle serate di Rosso Rubino nelle cantine dei produttori di Lambrusco di Bomporto, abbinamenti emozionali di Barbara Brandoli sommelier. Si parlerà di poesia e di vino, di territorio e di tradizioni e si degusteranno i vini gentilmente offerti dai produttori che aderiscono all'iniziativa. Manifestazione a cura dell'assessorato alla cultura e della promozione del territorio del Comune di Bomporto (Modena). Di seguito le date e le cantine dove si svolgeranno i reading poetici e le degustazioni:
26 Maggio-cantina Bellei Aurelio (Romagna in versi)
3 Giugno Cantina Garuti (Viaggio in Italia)
9 Giugno Cantina Casolari (I Poetei delle terre del rubino)
16 Giugno Cantina Paltrinieri (Emilia terra mia)
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10 Grandi vini degustati tra Vinitaly e Villa Boschi e 10 abbinamenti letterari |
2008-06-08 |
1) Barolo Brunate Le Coste 2004 (Rinaldi) Hafez
2) Barolo Otin Fiorin Pié Rupestris 2003 (Cappellano) Epopea di Gilgamesh
3) Barolo Riserva Bricco Boschis Vigna San Giuseppe 2001 (Cavallotto) Montale
4) Barolo Castelletto 2004 (Gigi Rosso) Pavese
5) Jakot 2002 (Radikon) Baudelaire
6) Vitovska 2005 (Vodopivec) Giotti
7) Chardonnay 2002 (Mlecnik) Rilke
8) Pommard 2004 (Domaine Sabre) Celan
9) Taurasi Campoceraso Riserva 2001 (Struzziero) Orazio
10) Nobile di Montepulciano 2004 (Crociani) Redi
1) Rinaldi è un poeta del vino, libero dagli schemi e appartenente a quella schiera di anarchici libertari che ripensano ad un nuovo umanesimo e ad una simbiosi con (e contemplazione de) la natura. Hafez è lirico sopraffino della tradizione persiana, forse il più grande poeta iraniano, altresì cantore del nettare di Bacco. Rinaldi è il nostro Hafez per questo sposalizio tra lirismo, ordito cromatico, evocazione olfattiva. Inoltre mi ha fatto dono di un libro del nobile lirico mediorientale. Vi par poco?
2) L'Otin Fiorin è la radice del Barolo. Come il Brunate - Le Coste di Rinaldi è lirico e con un ampio spettro olfattivo e gustativo, così quello di Cappellano è severo, epico, archetipico. L'Epopea di Gilgamesh è il primo poema in versi della storia dell?umanità, giunto a noi su tavolette di argilla. È inoltre il primo documento letterario che noi possediamo sul vino e sul suo significato nobile presso gli antichi Sumeri e Babilonesi.
3) Poeta contemporaneo per il riserva Bricco Boschis dei fratelli Cavallotto. Un classico e un contemporaneo a un tempo, come il grande poeta ligure: grande escursione e profondità gusto-olfattiva, così come Montale riesce a ripensare la struttura prosodica e il lessico, restituendo per vie affatto nuove la sostanza lirica di millenni di letteratura. Una pietra miliare della storia letteraria per uno dei più grandi nebbiolo di langa.
4) Per un barolo di Monforte, come il Castelletto di Gigi Rosso, austero, non facile alle concessioni, bisognoso di attesa e di tempo per aprirsi, l?abbinamento è immediato con l?altrettanta severità langarola che ha contraddistinto un autore come Pavese, attento al mito, pronto a ridisegnarlo e nello stesso a tempo a cantare le sue terre in altrettanto stile epico e terragno, lirico e tormentato.
5) Perché Baudelaire per il Jakot di Stanislao Radikon? Baudelaire è una cerniera tra la massima liberazione espressiva (sarà apripista del simbolismo e dei poeti maledetti e, per esteso, di tutta la poesia occidentale dal tardo ottocento ad oggi) e la massima tenuta formale (è, nella grande avvedutezza stilistica, ancora un parnassiano), il punto in cui tecnica e sensibilità combaciano perfettamente, senza stridori. Il Jakot è frutto di una macerazione sulle bucce, di una vinificazione affatto ?naturale?, in sintonia con l?uva e prima ancora con la vigna, una sorta di eresia per i bianchi, ma nello stesso tempo restituisce la grande complessità di un tocai friulano. È una naturalezza di ritorno, dopo grande impegno e dopo aver attraversato tutta la tecnica, concependola finalmente come strumento e non come fine.
6) La Vitovska è un vitigno presente quasi solo nel Carso. Questo avrebbe dovuto farmi pensare ad Ungaretti, invece per la franchezza e la freschezza del vitigno, per la sua bevibilità quasi infantile (Vodopivec in sloveno è traducibile con Bevilacqua...ironia della sorte!) mi riporta ad accenti vernacolari e pensavo al grande triestino Virgilio Giotti che ad una domanda circa il suo parlar italiano tra amici e familiari, mentre scriveva in dialetto, rispose: 'Ma come? Vuole che usi la lingua della poesia per le cose di tutti i giorni?' Ecco, la nuova vitovska in anfora di Vodopivec è poesia.
7) Walter Mlecnik è uomo molto cordiale e disponibile, stando a quanto ho potuto verificare alla rassegna dei Vini Veri. E fortunatamente produce anche buoni vini. Siamo in Slovenia, ai confini con l'Italia, e si sente. La terra di frontiera conserva sempre un fascino che altre non possono avere. Per di più lo Chardonnay è un non autoctono. Sembra esserci il minimo radicamento territoriale, ma qui è proprio la frontiera che parla, come accadeva nelle liriche di uno dei massimi poeti del '900, il praghese di lingua tedesca (ma anche un po' francese) Rainer Maria Rilke. Apolide, ma intimamente praghese, a salvaguardia di una memoria che non può essere ignorata. Così tra Slovenia e Italia, tra est ed ovest ci si ritrova europei, o meglio cittadini del mondo, ma a far vibrare i vini di Walter è proprio quella terra di mezzo.
8) Un Pinot noir sui generis. Quasi cattivo, animale, con note amare al naso, da erbe medicinali (mi ricordava un Fernet branca o un Petrus). Del resto i Pommard rivelano l'animo più maschio del celebre vitigno borgognone. Questa cupezza di accenti e la splendida eleganza ? nonostante i tratti suddetti - mostrano un'intima lacerazione che ne definisce la tormentata e splendida sostanza. Un pinot quasi nebbiolesco. Per questo suo essere al limite, per la sua natura scissa penso alla lirica oscura e affascinante di Paul Celan, quello che per me è il più grande poeta del secondo Novecento.
9) Giovanni Struzziero è uomo di altri tempi. Racconta di come un infortunio gli abbia stroncato la carriera calcistica. Parli con lui e senti l'anima irpina. I suoi Taurasi (e del figlio Mario che segue la cantina) sono eroici, vini di altri tempi: niente barrique, solo botti grandi perché "deve essere la natura e il tempo a farli maturare". Quintessenza dell'austerità, il Campoceraso 2001 è giovanissimo, un infante, che si farà, ne siamo certi. È un vino nato per durare e per stupire. Un gran vino, al di là dei clamori mediatici. Per la sua austerità e per la provenienza, per me non può non essere abbinato ad Orazio, il grande cantore del nettare di bacco nell'antica Roma.
10) Susanna Crociani, simpaticissima, è un riferimento sicuro per la DOCG Nobile di Montepulciano. Provare per credere: vini con un rubino-granato trasparente, l'opposto dei mangia e bevi e dei vini muscolari che fioriscono in Toscana negli ultimi tempi. Per la sua anima perfettamente radicata a Montepulciano, il corrispettivo è il Redi, autore di quel ditirambo Bacco in Toscana (1685) teso unicamente a cantare il vino e principalmente quello della sua zona: il Nobile nei suoi versi è definito "d'ogni vino il re".
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Libro "Acqua storta" di L.R.Carrino abbinato al vino Falanghina doc 2006 Mustilli |
2008-03-19 |
Le recensioni di DiVino Scrivere
Acqua Storta di L.R. Carrino ed. MeridianoZero
di Eliselle
Acqua Storta, Giovanni e Salvatore, Mariasole, camorra, una storia d'amore. Basterebbero dieci parole per rendere omaggio al romanzo di Luigi Romolo Carrino, una piccola perla nel panorama a volte piatto e ripetitivo della letteratura contemporanea. Una vicenda raccontata senza compiacimento né sentimentalismo, nuda e cruda, priva di retorica e di superfluo. Quasi una tragedia shakespeariana calata nella Napoli di oggi, quella in mano al Sistema descritto da Saviano in Gomorra, quella gestita dalle famiglie d'onore e monopolizzata dai traffici illeciti. Giovanni e Salvatore sono come Giulietta e Romeo, devono amarsi e sopravvivere in un ambiente duro e macho, che rigetta "il diverso" e che elimina chi va "contro" la sua logica. Giovanni è figlio del boss Acqua Storta, che semina morte ma legge la Bibbia. Salvatore lavora per il suo clan e si occupa degli stipendi. Il loro incontro è fatale. In pagine di vera emozione, in un montaggio cinematografico che ricorda Pulp Fiction, Memento e Irréversible, con uno stile che non si abbandona alla tentazione di sedurre il lettore ma che taglia, netto e preciso, come una lama, Carrino confeziona un romanzo d'esordio che prende dalla prima all'ultima pagina. E ti lascia in bocca l'amaro della rabbia. E ti lascia il ricordo di un amore tenero e appassionato, totalizzante.
L'abbinamento emozionale: Acqua Storta & Falanghina Sant'Agata de' Goti DOC 2006 Mustilli
di Luigi Metropoli
Territorialità e diversità. Queste le motivazioni che hanno indotto Divino Scrivere a selezionare la celebre Falangina di Mustilli. La Campania dalle mille contraddizioni è anche una terra di scelte controcorrente e di grandi sorprese. La diversità di Giovanni e Salvatore, cui Carrino dà voce, è «l'anello che non tiene» di un sistema che si presume invincibile, ma che può avere crepe. E la strada è l'amore, un amore gay che desta scandalo in un'organizzazione malavitosa che elegge a principio universale l'onorabilità della famiglia, per la conservazione della quale è disposta a fare qualsiasi cosa. La falanghina di Mustilli proviene da un territorio che storicamente è legato alla vite, pressoché da sempre, dalla nascita della civiltà in quei luoghi. Con il secondo dopoguerra, però, le colture storiche della regione rischiano l'oblio, per quella legge del profitto che andava a preferire uve più facili da coltivare e più produttive, per un consumo che badasse alla quantità anziché alla qualità. Quasi tutti si adagiarono, tranne una piccola pattuglia di ostinati difensori della propria terra, ognuno con le proprie viti e tradizioni da salvare (i vari Mastroberardino, D'Ambra, Grotta del Sole...) Mustilli, tra questi. Lo storico produttore a metà anni '70 caparbiamente sperimentò una vinificazione in purezza dalle poche uve falanghina rimaste. All'epoca scegliere l'autoctono significava andare controcorrente. Pertanto la falanghina è un inno alla diversità: antagonista all'omologazione. Se oggi in tutt' Italia si beve questo bel bianco, portavoce del vino campano di qualità, è merito della famiglia Mustilli. Vino femmineo, delicato e mediterraneo allo stesso tempo, accompagnamento ideale ad un incontro d'amore.
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Concero di Andrea Padova presso Spazio Tadini-Milano |
2008-03-13 |
Marzo 2008, Milano
Incontrare un’artista come Andrea Padova è entrare in un’altra dimensione, un linguaggio fatto di sguardi e piccoli sorrisi come a dire “sei tu la sommelier che abbinerai il vino alla mia musica?” e di timide risposte “ebbene sì… sono io”. Ci sono persone che hanno una presenza artistica talmente forte che le parole diventano superflue e si fanno piccole per lasciare il giusto spazio all’arte, in questo caso la musica di Andrea che si manifesta nella sala in tutta la sua energia. Parliamo del vino che ho scelto, lo spumante brut rosè, Donna Lisetta di Leone de Castris, un vino leccese così come le origini del pianista. Come nel vino il territorio ha un’importanza fondamentale, così nelle note di Padova il carattere schietto e forte, tipico dei pugliesi si percepisce nella determinazione con la quale domina la tastiera. Andrea Padova non è schiavo di mode e non suona una musica facile, pone una sua firma che arriva come estro e originalità attribuibile solo ai grandi talenti. Non sono del tutto sicura del vino che ho scelto, un vino ottimo beninteso ma, non sono sicura dell’abbinamento emozionale che andrò a fare… eppure il suo cd l’avevo ascoltato 12-15 volte negli ultimi giorni e durante tutto il viaggio per Milano…Poi Andrea mi si avvicina e mi confessa che adora i vini rosati e che l’azienda che ho scelto è la sua preferita. A questo punto prendo coraggio e gli spiego che secondo me il perlage nel calice, le bollicine che si rincorrono sono un po’ come le sue dita sulla tastiera del piano, mai uguali nel loro intrecciarsi, come i concerti interpretati da un grande solista non potranno mai ripetersi meccanicamente… Anche nella musica, come nel vino, c’è la mano dell’uomo che fa la differenza, il tocco dell’artista si riconosce sul palco come nelle migliori cantine a stretto contatto con i vignaioli. Comincia così il concerto, Andrea presenta i suoi brani introducendoli personalmente come a voler portare lo spettatore nel suo mondo fatto di note e di emozioni… Penso alla condivisione, a come la musica e il vino siano simili, a come le arti (compresa quella di fare un buon vino) abbiano una radice comune e a come sappiano parlare senza voce. La musica ci accarezza e ci rilassa come quando ci poniamo ad ”ascoltare” cosa ha da dirci una bottiglia di vino che ci accingiamo a stappare…Storia, tradizione, studio, sudore, fatica e voglia di mostrarsi con la loro specifica identità che ad un orecchio o ad un palato attento, non possono che arrivare forti e chiare.
(Barbara Brandoli)
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Jazz in Curtis "Calici d'Arte per Woma Jazz" Modena e Salsomaggiore Terme |
2007-12-18 |
Il jazz è un linguaggio musicale estremamente emozionale, nato dall'improvvisazione, ma che necessita allo stesso tempo di notevole tecnica; basato sulla varietà ritmica e del fraseggio, su giri armonica e splendide melodie. Il jazz nasce e prende forma con l'affermarsi nella società americana della minoranza nera, ma si afferma quando le memorie di ricordi africani si fondono e vengono trapiantate sulle sonorità popolari dei bianchi e contaminate dai canti religiosi cristiani, nasce così una "nuova musica" che parla alla gente della gente e che sa ascoltare e farsi carico della storia. Un rinnovamento continuo e senza frontiere che arriva come sonorità nuova ma che conserva nell'anima e nello spirito la voce degli onesti che guardano verso un futuro di eguaglianza e di fratellanza tra i popoli.
Una "nuova musica" è anche quella che si può percepire degustando un calice di Curtis in Lama, uno splendido Spumante Brut Rosè prodotto dalla Casa Vinicola Fiorini di Ganaceto. Alberto e Cristina partono da un forte legame con il territorio (l'antica Curtis, corte medioevale Estense dove si era soliti ritrovarsi per i banchetti) che imprimono con determinazione nell'etichetta del loro vino, come a voler fugare ogni dubbio sulla provenienza delle loro uve: le colline modenesi. Il Lambrusco di Sorbara dona a questo Spumante Brut Rosè l'impronta forte del territorio e la percentuale di Pinot Nero con il quale viene vinificato, aggiunge non solo corpo e struttura ma anche una sorprendente eleganza. "Una nuova musica", un modo nuovo di comunicare le tradizioni di una terra antica e carica di storia come quella modenese che si unisce al desiderio di un vino nuovo che Alberto e Cristina chiamano "La Nostra Cuveè" e che, come il migliore dei brani jazz ha saputo lasciarsi contaminare senza perdere la propria identità unendo un componente al coro accrescendo così la qualità del risultato finale. Il perlage è fine e le bollicine che si rincorrono nel calice non possono non far pensare alle note musicali, è un vino che ha in sé una sua armonia e che non riserva però di sorprenderti con quella giusta acidità quasi a volerti ricordare che è il frutto di una lunga ricerca, di un lavoro al quale bisogna porre la legittima attenzione se si vuole ascoltare l?intero concerto e non semplicemente fermarsi alle prime note. Il Curtis in Lama è assolutamente un vino Jazz, per la sua musicalità, per l'effervescenza, per i profumi accattivanti che passano dalla viola al melograno e per l'eleganza al palato che lo rendono non un semplice interprete del concerto ma un'orchestra di sensazioni ed emozioni che ad un pubblico attento non potranno certo passare inosservate.
"Passiamo la vita ad ascoltare musica d'altri senza sapere che ognuno di noi ne possiede già una sua, Alberto e Cristina Fiorini questa musica l'hanno trovata e condividono con noi questo meraviglioso concerto che è il loro Spumante Brut Rosè Curtis in Lama"
Barbara Brandoli Sommelier AIS Modena Abbinamento emozionale-artistico Jazz &-vino Spumante Brut Rosè Curtis in Lama Casa Vinicola Fiorini (Ganaceto-Mo) Link al sito dell'Azienda Fiorini, che ringrazio di cuore per la segnalazione: http://www.fiorini1919.com/eventi.htm
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Calici d'Arte abbinamento al libro di Mattia Signorini "Lontano da ogni cosa" Ed. Salani presso: Spazio Tadini |
2007-12-18 |
“Lontano da ogni cosa” il tempo e la cabala del vino…
La storia di tre ragazzi che si muovono in una Padova universitaria, tre città che interagiscono nei dieci anni dentro ai quali il romanzo si svolge, numeri che si rincorrono, situazioni diverse, intrighi, aspettative e disillusioni… Quanto materiale mi mette a disposizione il romanzo “Lontano da ogni cosa” di Mattia Signorini, un libro che si può leggere da svariate angolazioni, non indica una strada e un tempo ma lascia al lettore la libertà di individuare e di identificarsi nei percorsi della vita a volte frenetica, a volte noiosa, dei tre protagonisti. Ho così cominciato a pensare all’abbinamento enologico cercando di dare un senso alle mie impressioni di lettura, l’ho trovato nelle continue triangolazioni che vive il romanzo, lasciando intendere quasi una sottotraccia cabalistica dove il numero tre diventa un pretesto per parlare di perfezione, di intrecci e crocevia, di presenze-assenze e delle equazioni del tempo. Tre i protagonisti (Alberto, Chiara e Stefano), tre le città dove si sviluppa il romanzo (Padova, Milano e Roma) e, di fatto, non potevo che scegliere un vino che fosse l’espressione di tre vitigni: l’Amarone della Valpolicella che, nel caso del vino dell’Azienda Manara proposto questa sera in degustazione, prevede l’assemblaggio delle uve Corvina, Rondinella e Croatina. Siamo quindi in Veneto, una piccola realtà quella di Manara Guido che si trova nel cuore della Valpolicella Classica, un’azienda che porta avanti con passione la tradizione vitivinicola di queste zone tramandandosi l’esperienza e il sapere da tre generazioni, il tempo che assume connotazioni d’attesa nella ricerca della qualità, nel valore delle tradizioni e nel rispetto della natura. L’Amarone è senza dubbio un vino che richiede molta pazienza e una cura costante (l’appassimento delle uve raccolte varia dai 3 ai 4 mesi prima di passare alla fase di fermentazione alcolica) ed è un vino con il quale non si scende a compromessi, se non lo si sa aspettare, ascoltare e coccolare allora è meglio produrre altro. L’Amarone è un mix di uve e di lunghe attese, è il dilatarsi del tempo in grado di trasformare gli zuccheri dell’uva in alcol, un vino che trova la sua strada solo attraverso l’amore del vignaiolo ed è qui che il triangolo ancora una volta si esprime: appassimento-vinificazione-affinamento tutti processi temporali dove l’attesa non è noia ma un lungo racconto di vita. In questo bicchiere potrete trovare un bel colore rosso rubino intenso, un ampio bouquet di frutti di bosco e al palato risulterà caldo e vellutato ma, l’Amarone non vi chiede questi riconoscimenti, questo è un vino che vuole essere ascoltato e meditato per riportarci al dialogo con noi stessi e restituirci più saggi al nostro tempo.
Ci sono uomini che inseguono il tempo alla continua ricerca di se stessi da risultare spesso fuori luogo e ci sono grandi vini come l’Amarone con una così forte identità da potersi permettere di essere unici e …“Lontano da ogni cosa”.
Barbara Brandoli Sommelier Ais “Calici d’Arte” per Spazio Tadini Abbinamento di vino emozionale-artistico al libro “Lontano da ogni cosa” di Mattia Signorini – Vino in abbinamento: Amarone della Valpolicella doc Classico Postera 2003 Az. Agr. Manara
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Murale sonoro "Che Guevara, Cambiare la prosa del mondo" presso Spazio Tadini |
2007-11-26 |
Lunedì 19 NOvembre 2007"Immensum Che Guevara" L’uomo venuto dal Sud ha sangue caldo nelle vene. È dello stesso colore brunito della terra: “Fratelli son quelli che con i loro colori ci affratellano. Con loro, con i fratelli colori, cammina oggi il colore della terra”, come proferì il Subcomandante Marcos. L’uomo venuto dal Sud del mondo lotta per dignità e diritti di chi li vede calpestati in ogni singolo gesto dei potenti. Per la dignità di ogni Sud, di ogni uomo.L’accostamento enologico non poteva non prevedere un rosso meridionale, con la sua straripante energia e passione. Francesco Candido è un nome di punta della rinascita pugliese: per decenni ha creduto nella sua terra, anche quando la Puglia era il serbatoio d’Italia, terra di frontiera per ricchi e affermati imprenditori, pronti ad acquistare a basso prezzo uve che poi avrebbero rimpinguato i loro Amaroni e i loro Baroli. Il suo progetto enologico esprime amore per la terra e fiducia in uno stile che non tradisce i caratteri fondamentali di un bicchiere pugliese: profumi eterei, palato caldo e avvolgente, profondità di beva. Poco inclini a ruffianerie, i suoi vini rappresentano i luoghi che li vedono nascere. Così anche l’Immensum, esperimento dall’uvaggio negroamaro (70%), tipico del Salentino, e il cabernet (30%): a ribadire il tratto territoriale e internazionale insieme, proprio come Guevara, lottatore del popolo, fra il popolo, per la libertà di ogni popolo. Al naso sono ben percettibili le spezie, in particolare il tabacco, profumo che ho volutamente cercato pensando ai sigari cubani tanto amati dal Che. “Altre sierras nel mondo reclamano il contributo delle mie modeste forze”, scriveva Guevara. Altri Sud oggi attendono ed ognuno ha il suo ardore “resistente”, non-omologabile. L’Immensum è intanto già il minimo segno di un riscatto, l’autenticità e la generosità, la voglia di riscoprire origini e di tracciare un futuro. Che il suo nome sia la profezia di un luminoso domani! Barbara Brandoli, Calici d’Arte per Spazio Tadini. (Vino abbinato all'evento: Immensum 2004 Azienda Candido Francesco, Puglia. Negroamaro e Cabernet Sauvignon)
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Abbinamento emozionale-artistico di vino al libro di Ugo Cornia presso Paguro Caffè Letterario |
2007-12-06 |
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Caffè Concerto, Modena Cena con l'autore Luca Bianchini |
2007-11-18 |
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Modena, 30 Ottobre 2007
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Calici d'Arte abbinato al concerto Jazz di Giovanni Falzone presso Spazio Tadini |
2007-10-28 |
CALICI D'ARTE: ABBINAMENTO DI VINO ALL'EVENTO: Suonare e comporre musica è un po’ come per il vignaiolo pensare ad un vino e far sì che l’esperienza unita alla conoscenza riescano a tradurre i pensieri in qualcosa di unico ed inimitabile. Il Jazz in particolare è una categoria musicale che lascia ampio spazio all’improvvisazione dell’artista e quindi all’espressione stessa della sua creatività. Si può quindi dire che il musicista Jazz, in questo caso la meravigliosa tromba di Giovanni Falzone e il pianoforte di Bruno Angelini, seguano un percorso d’arte che non passa attraverso la ricerca della perfezione ma che affonda le radici nell’intuizione, un nuovo modo di comunicare. L’improvvisazione del suono che arriva quasi ancestrale all’orecchio del pubblico e che regala vibrazioni ed emozioni assolutamente inaspettate. Il vino si sposa magnificamente con la musica, in particolare con il jazz, il Nero d’Avola “Sèdara” di Donna Fugata che propongo stasera in degustazione si può sicuramente definire un “Vino Jazz” per l’unicità di questo vitigno autoctono siciliano che, nel caso del “Sèdara” è vinificato in purezza e senza passaggi in legno. Un vino che ha un suo carattere forte, figlio di una terra assolata, calda e ricca di storia quale è la Sicilia. Matura nella lunga estate palermitana arricchendosi di colore rosso rubino intenso e di profumi che vanno dalla frutta rossa, ciliegia, marasca, sottobosco di more e mirtilli, fino a confondersi ed armonizzarsi con le note di tabacco e spezie. Al palato è armonico e abbastanza equilibrato senza perdere però quel tocco di personalità; un vino che si lascia ascoltare ma che non scende a compromessi con la sua schiettezza, un insieme di note jazz come le sue sfumature, dall’acuto dell’alcol sempre ben presente, alla pacatezza dei tannini mai aggressivi. Un vino che racchiude l’essenza degli uomini del sud e che vuole essere anche un omaggio a Falzone e alla sua terra d’origine con l’augurio che le note floreali, fruttate, speziate di questo Nero D’Avola si abbinino alle note musicali del vostro concerto esaltandolo in tutte le sue sfumature. Buon ascolto dunque, del concerto e del vino, ad un pubblico attento non potranno sfuggire le storie di note che entrambi stanno per raccontarvi…
Barbara Brandoli Sommelier Ais Modena (abbinamento emozionale-artistico con il vino Nero d'Avola "Sedara" di Donna Fugata, annata 2005)
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Spazio Tadini "Calici d'Arte" durante la presentazione del libro di Luigi Mascheroni "Il clan dei milanesi" |
2007-11-18 |
Luigi Mascheroni mi scrive:
"Buongiorno,
Innanzitutto, volevo ringraziarla moltissimo per la sua presenza mercoledì allo Spazio Tadini per la presentazione del mio libro "Il clan dei milanesi": se la serata è uscita così bene è anche grazie a lei: l'idea di "divino scrivere" è di grande classe, è davvero molto bello poter abbinare le parole del libro al profumo e al gusto del vino, eccellente peraltro. Tutte le persone che ho sentito in questi giorni sono state piacevolmente sorprese dall'idea. Grazie davvero della sua presenza: spero di poterla rincontrare in altre occasioni come quella dell'altra sera; mi tenga informato sulle sue attività" a presto
Luigi Mascheroni Il Giornale
(Abbinamento emozionale-artistico del libro "Il clan dei milanesi" con il vino "Privilegio" dei Feudi S. Gregorio.)
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Mostra del pittore Marino Iotti presso Spazio Tadini |
2007-10-28 |
Marino Iotti: “Racconti interiori” abbinato al vino Morellino di Scansano Passeggiare dentro i “Racconti Interiori” di Marino Iotti è un'emozione impareggiabile, uso il termine “passeggiare” perché nei quadri di Iotti la fisicità gioca un ruolo fondamentale. Fisicità intesa come coinvolgimento di tutti i sensi: i quadri attirano non solo lo sguardo, ma anche le dita, viene voglia di entrare nei graffi sulle tele, percepirne la profondità quasi a Voler sondare l’intimo dell’autore per percepirne i segreti, fonte primaria dell’espressività. Ho pensato così ad un vino che fosse la manifestazione del suo messaggio, una chiave di lettura per far transitare le emozioni dalla vista all’olfatto, dall’olfatto al palato…Mi sono lasciata ispirare dall’impatto primo, quasi ancestrale che i quadri di Iotti hanno saputo regalarmi: L’amore per la Grande Madre Terra. Non si può rimanere impassibili di fronte ai colori che vanno dal giallo ocra al terra di siena, i marroni del legno, il colore del tabacco quasi a percepirne i profumi, un bouquet che si trasforma da visivo ad olfattivo, un pensiero forte ed inequivocabile che ho provato a tradurre in vino. La scelta è andata su un vitigno storico, il Sangiovese che si esprime nel vino “Morellino di Scansano”, proposto in degustazione in tutta la sua tipicità. Nel bicchiere si presenta di colore rosso rubino intenso, immediata l’associazione alle tele “All’interno” e “Cantus” che così bene esprimono la stessa profonda tonalità, così come è immediata l’associazione alle verdi colline toscane coltivate a vigneti nella tela “Il silenzio del verde”. Il Morellino di Scansano è un vino giovane, fruttato e morbido: ho contrapposto ai graffi sulle tele di Iotti un gusto rotondo capace di riappacificare lo spettatore, un vino ad accompagnare il percorso nella mostra come una carezza sul palato. Al gusto la frutta rossa matura domina, sentori di prugna amarena e ribes ben si fondono con la percezione del legno dove lo stesso vino si affina, armonico, persistente e con tannini morbidi e vellutati. Un vino, il Morellino, che ti sa prendere per mano, come un amico, portandoti nel suo mondo fatto di vigneti inondati di sole, in una Toscana sorniona e ruffiana, di tradizioni forti e di poesie in cantina.
Barbara Brandoli
(abbinamento emozionale-artistico delle tele di Marino Iotti con il vino Morellino di Scansano "Fattoria le Pupille" annata 2005)
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Presentazione dell'autore Paolo Grugni |
2007-10-28 |
REGGIO EMILIA, 10 OTTOBRE ORE 19.30 PRESSO E IN COLLABORAZIONE CON IL "PAGURO CAFFE' LETTERARIO" Via Monzermone 3/a Reggio Emilia DiVino Scrivere presenta due libri dell'autore Paolo Grugni: "Let it be" e "Mondoserpente" casa editrice Alacran http://www.mondoserpente.it
Il giorno dopo l'evento, lo stesso Paolo Grugni ci scrive:
Una bellissima serata. E di questo devo ringraziare Barbara, Silvia e Francesco, Eliselle. Per gentilezza, passione, lavoro, risultato. Il locale delizioso, Silvia e Francesco meravigliosi ospiti. L'Arneis eccellente, Barbara grande sommelier. Presentazione ottima, Eliselle preparatissima.
E poi le cipolle fritte! E gran finale con la doggy bag in cui mi aspettavo la crocchette di patate e invece c'erano un sacco di paste buonissime che mi hanno fatto compagnia nel viaggio di ritorno.
Bello ritrovare gli amici di Reggio nell'Emilia, Roberta e Mauro. Un grazie a tutti coloro che ieri sera erano presenti. Lo so che ci vuole dedizione e impegno per andare alle presentazioni dei libri, per cui l'apprezzamento è sincero. Vi voglio rivedere tutti presto. Paolo Grugni.
(Abbinamento emozionale-artistico ai libri di Paolo Grugni, Roero Arneis di Gigi Rosso-Castiglione Falletto- annata 2006)
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