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Il nostro saluto commosso a Teobaldo Cappellano

"No, non è possibile!" Ancora adesso non riesco a crederci. Ma quando mi ha telefonato un caro amico dicendomi di aver letto stamani della morte di Baldo Cappellano, davvero ho sperato che non fosse vero, che si fosse sbagliato, che avesse letto distrattamente e frainteso.

Non ero in casa, quindi sulla strada del rientro ho pensato tutto il tempo a quello che mi era stato appena detto. Mi ripetevo: "ora vado su internet, guardo su alcuni blog e scoprirò che si era sbagliato".

Uno come Baldo Cappellano non può morire, mi dico. E' come se morisse l'intero mondo del Barolo. E' come se con lui se ne andasse quel mondo anarchico, battagliero, ma gentile delle Langhe, mondo che ha incarnato per anni. Cappellano è l'artefice di uno dei più puri, genuini barolo, è l'autore (e qui la definizione calza a pennello) del più grande barolo chinato che io abbia mai bevuto. Mi spiace aver conosciuto personalmente solo il figlio Augusto (non era in cantina, Baldo, in primavera quando siamo stati nelle Langhe: ricordo ancora le parole di Augusto: "E' andato con Beppe [Rinaldi n.d.a.] a Pollenzo per un incontro") e contavo sinceramente di incontrare anche lui a Villa Boschi quest'anno. Evidentemente ho perso troppo tempo e le circostanze, si sa, giocano d'anticipo.

Baldo Cappellano era il testimone di quella "coscienza critica del barolo", ereditata da Bartolo Mascarello e sostenuta insieme a Maria Teresa e a Beppe Citrico Rinaldi. L'interprete della tradizione, colui che ha tentato, vincendo, la sfida di un nebbiolo a piede franco, l'alfiere del biologico, l'anima e fondatore del gruppo Vini Veri, l'uomo che in retroetichetta scriveva dell'inutilità dei punteggi e che pertanto si rifiutava di inviare campioni e di comparire coi sui straordinari vini nelle guide.

Con Cappellano va via un pezzo del vino italiano, scompare lo spirito più autentico del barolo. Che poi il nostro sentire fosse in sintonia con le idee politiche di Baldo, ebbene, questo è una valore aggiunto che non può che arricchire la già grande stima che nutrivamo, noi di Divino Scrivere, nei confronti di questo uomo speciale. Non è un caso che il nostro personale racconto delle Langhe sia cominciato lo scorso anno con la cantina e i vini dell?azienda agricola Cappellano.

http://divinoscrivere.wordpress.com/2008/05/29/tour-nelle-langhe-alla-ricerca-delle-radici-del-bere-i/

Ora lo piangiamo. Non possiamo fare altro. Ci stringiamo ad Augusto, che sarà l'erede della lunga tradizione di famiglia e sappiamo che terrà ben saldo il timone dell'azienda. Sappiamo che il suo insegnamento non sarà stato vano.

Luigi e Barbara

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